Sto leggendo un libro parecchio interessante, intitolato “Chissà come chiameremo questi anni” edito da Sellerio. Il libro (postumo) raccoglie le grandi indagini realizzate da Giuliana Saladino, una giornalista de “L’Ora” – quotidiano progressista pubblicato a Palermo fino all’inizio degli anni Novanta e che annoverò tra le sue firme Sciascia, Guttuso e Quasimodo (giusto per citare i nomi più famosi).

Il libro raccoglie una serie d’indagini sociali e reportage che raccontano con una voce estremamente limpida i cambiamenti sociali della Sicilia e dell’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. Dalla speculazione edilizia, alle sperequazioni sociali e i delitti di mafia, il libro raccoglie quelle pagine di giornale che il giorno dopo sarebbero finite per incartare il pesce (come scritto nella prefazione) e che oggi sono conservate per riproporci uno spaccato di quello che eravamo in altri tempi. E come forse siamo anche oggi.

Da “Quanto spende, Signora?” (p.91)

Rivolgo la domanda alla moglie di un bigliettaio […]

Al primo del mese lei ha dunque in casa tutto il necessario [dopo la spesa allo spaccio aziendale n.d.r.] e 83 mila lire [dopo trattenute dalla busta paga n.d.r.]. Come le spende?  35 mila di casa, 30 mila la cambiale della macchina, 3.000 la rata della macchina da cucire, 10 mila di acqua luce gas, e ogni tre mesi il telefono. Faccia il conto… fanno 78 mila lire … mi restano 5 mila lire e ce ne devo aggiungere altre dieci per pagare il prestito di 100 mila che ci ha fatto una di queste casse per impiegati: su centomila se ne tengono 30 mila. Ladri. E’ stato l’anno scorso, che ho avuto un aborto: 40 mila lire. La cassa soccorso dell’azienda di mio marito mi paga solo la visita ostetrica più 5 mila lire, e abbiamo dovuto fare questo prestito a interesse.

Che fate la domenica? Ce ne andiamo al mare, dalle parti di Terrasini. Ci divertiamo moltissimo, arrostiamo la carne là stesso, abbiamo l’ombrellone e la tendina per spogliarsi, i bambini impazziscono di felicità.

I bambini chiedono soldi?  Sanno che non ce ne sono e non ne chiedono. Quando usciamo li avverto: non si compra niente. E il piccolo fa tutta la strada dicendomi “mammina io sono bravo, ciliegie non ne domando” poi vede le fragole: “mammina io sono bravo, non ne voglio fragole” E così per il cono, per le banane, per le noccioline.

Forse perché mi ricorda molto mia madre, il modo in cui faceva (e adesso, a quattro anni dalla pensione continua a fare) la spesa e quello che lei ci diceva prima che uscissimo di casa, però credo che questa storia di giugno 1969 rimanga anche oggi la storia di molte famiglie italiane, come si puo’ evincere dai dati Istat rilasciati qualche giorno fa.

Da “L’imprenditore diffidente” (p.132)

I nostri interessi – dice [S.M. piccolo imprenditore n.d.r.] – sono completamente diversi da quelli della Confindustria. Noi cerchiamo alleati, certi alleati, e a noi non può stare bene il discorso di Agnelli, presidente appunto della Confindustria, oltre che della Fiat, il quale porta avanti un discorso che secondo me è molto pericoloso. Cosa dice Agnelli? Partendo dal parassitismo, dagli sprechi, dalla disamministrazione imperante, finisce per sparare a zero sulle partecipazioni statali, mira a privilegiare il privato sul pubblico e a quei livelli il privato significa soltanto monopolio”.

“Che alleanze cercate? Intanto da un po’ di tempo a questa parte, fatto abbastanza recente, cerchiamo un dialogo col movimento operaio. Anche qui troviamo delle difficoltà. Non perché non ci sia una reale volontà d’intesa, ma direi che è un’intesa su basi sbagliate. Secondo me è da respingere il discorso totalmente paternalistico del movimento operaio nei confronti della piccola e media impresa. Vengono a parlarci di “momento privilegiato” della piccola e media impresa da parte del sindacato. E che vuol dire? Che pago di meno l’operaio? Che non mi faranno le lotte sindacali? È paternalistico nei nostri confronti, è rinunciatario da parte loro. I tempi cambiano, la società cambia, oggi il discorso serio e alternativo sarebbe quello di porre l’operaio come protagonista della piccola e media impresa, di coinvolgerlo in prima persona nella partecipazione alla programmazione. Questa oggi è la via nuova, il resto è demagogia di chi si accorge solo adesso della nostra esistenza e vuole “salvarci”.

Ora, questo articolo venne pubblicato il 7 giugno 1975. Non aggiungo altro, solo un link ad un articolo del Sole 24Ore sulle diatribe recenti sull’Articolo 18.

Piccolo bonus: una foto della chiesa di San Giovanni agli Eremiti a Palermo, giusto per ricordare che a volte nel nostro paese abbiamo la bellezza sotto gli occhi ma non ce ne accorgiamo.

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